lunedì 30 agosto 2010

NATO MATTEO


28 AGOSTO 2010 – SANT’AGOSTINO – SPALLE LARGHE


Hai scelto tu
il tempo
il modo
il luogo
hai voluto nascere ad Ascoli
dove nacque tua madre
dove morì nonno
ma ora quell’ospedale
avrà ricordi più belli
per tutti noi
e non vi passeremo accanto
solo facendo gli indifferenti

Hai dettato i tempi
facendoci aspettare i tuoi
indifferente ai nostri programmi estivi
ed ai preparativi autunnali
sornione sui nostri giorni
regalandoci calci da dentro
ed un lento nascere

martedì 24 agosto 2010

Oggi su Avvenire

«DAY HOSPITAL IVG, LA MIA PRIMA LINEA PER LA VITA»

Caro
direttore, lascio, in questo agosto, i primi due figli dai nonni e
rientro a Roma per una visita ecografica di controllo per il terzo
figlio in arrivo, a giorni. Ogni momento è buono. Ci segue una
gi­necologa di un ospedale romano che ci visita presso il reparto 'Day
Hospital Ivg Legge 194' dove lei svol­ge il suo lavoro e la sua
discreta, ma molto produttiva, attività per la vi­ta. Ci fa scendere
ogni mese quella scaletta dove manca solo la scritta 'Lasciate ogni
speranza o voi che entrate' e io e mia moglie ogni vol­ta viviamo il
tutto con sofferenza. Però fu lei a dirmi: «Tu che parli tan­to di
vita, vieni a vedere qual è la pri­ma linea quotidiana». Quotidiana.
Qui ogni giorno, in questo ospeda­le di Roma, almeno 12 aborti. Le
ma­dri con la prenotazione 'color blu' entrano poco prima delle 9 ed
e­scono poco prima delle 12. Una tri­stezza infinita. L’unica pancia
che cresce è la nostra. Si è parlato mol­to in questi giorni, solo su
Avvenire, dell’andamento della Legge 194 in Italia ed in Europa. Numeri,
sigle, statistiche e percentuali che però non sanno comunicare il volto
del­le madri in fila, come condannate, sulle scalette che portano ai
reparti Ivg dei nostri ospedali. Che fare per offrire loro una
possibilità diversa? Nei Centri di aiuto alla vita, quando per vie
spesso 'miracolose' vi arri­vano, le mamme sono accolte, ab­bracciate,
ascoltate e scelgono sem­pre per la vita. Ma qui, un gradino dietro
l’altro, che possibilità hanno di tornare indietro per guardare a­vanti?
Eppure qualcosa bisogna fa­re, ognuno nel suo piccolo o grande. La
nostra amica ginecologa compie miracoli nell’anonimato e le vorrei

dire grazie per tutte le vite che ha salvato anche solo avendo il
corag­gio di chiedere: «Ma perché lo fai?». Sicuramente si potrebbe
comincia­re col chiedere uno spazio, tra un gradino e l’altro, per
poter dire: pri­ma di arrivare al bivio tra vita e mor­te ascolta,
ascoltati davvero. E que­sto spazio, nel nostro sistema sani­tario
nazionale, va riconosciuto e creato.


Giorgio Gibertini