mercoledì 22 giugno 2011

Ecco "Lucca" - di Giuseppe Ungaretti

A casa mia, in Egitto, dopo cena, recitato il rosario, mia madre
ci parlava di questi posti.
La mia infanzia ne fu tutta meravigliata.
La città ha un traffico timorato e fanatico.
In queste mura non ci si sta che di passaggio.
Qui la meta è partire.
Mi sono seduto al fresco sulla porta dell'osteria con della gente
che mi parla di California come d'un suo podere.
Mi scopro con terrore nei connotati di queste persone.
Ora lo sento scorrere caldo nelle mie vene, il sangue dei miei morti.
Ho preso anch'io una zappa.
Nelle cosce fumanti della terra mi scopro a ridere.
Addio desideri, nostalgie.
So di passato e d'avvenire quanto un uomo può saperne.
Conosco ormai il mio destino, e la mia origine.
Non mi rimane che rassegnarmi a morire.
Alleverò dunque tranquillamente una prole.
Quando un appetito maligno mi spingeva negli amori mortali, lodavo
la vita.
Ora che considero, anch'io, l'amore come una garanzia della specie,
ho in vista la morte
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Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto 1888 - Milano 1970) è riconosciuto come uno dei grandi poeti e scrittori del Novecento. Nato ad Alessandria d'Egitto e vissuto tra Italia e Francia, Ungaretti sentì sempre vive le sue origini lucchesi. Il padre Antonio era nato a S.Concordio, mentre la madre, Maria Lunardini, proveniva da S.Alessio. Il padre, operaio allo scavo del Canale di Suez, morì quando il poeta aveva solo 2 anni. L'attività del forno di proprietà propria permise alla madre di mantenere il figlio e di assicurargli prestigiosi studi. La stessa madre mantenne vivo il legame tra la poeta e la città di Lucca, parlandogliene ogni sera prima della recita del Rosario. Le esperienze dei due conflitti mondiali e la forte emotività personale influirono in modo determinante nell'espressione artistica di Ungaretti. Nelle sue opere trapelano infatti le fragilità dell'uomo stesso che si vede smarrito alla ricerca della propria identità e delle proprie radici. A lui si riconosce inoltre lo sviluppo di un nuovo stile che si realizza nell'immediatezza espositiva, nell'uso di analogie e nella rottura delle regole della metrica tradizionale con l'abbandono della punteggiatura. Tra i suoi componenti più noti si ricordano: il Porto sepolto (1916) e la raccolta L'Allegria (1931) dove spiccano capolavori come Veglia, Mattina, Commiato o Soldati. Appartiene a questa raccolta la celebre poesia I Fiumi i cui versi "Questo è il Serchio/ Al quale hanno attinto/ Duemil'anni forse/ Di gente mia campagnola/ E mio padre e mia madre" riconosce esplicitamente le sue origini lucchesi e rievoca alla memoria i ricordi personali e i "fiumi", tappe attraversate nello scorrere della sua vita.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

serve:
1. Riassunto della poesia

2. Soffermati sugli aspetti linguistico lessicali della poesia in particolare sugli aggettivi
3. Spiega l'espressione la mia infanzia ne fu tutta meravigliata
4. Individua gli elementi che caratterizzano la città

annina ha detto...

sul punto 4 sapete qualcosa???

Giorgio Gibertini Jolly ha detto...

Annina ma stai facendo l'esame? Anonimo quella è la traccia del tema?

Anonimo ha detto...

si

annina ha detto...

no non sto facendo l'esame...è x un'amica!!

Anonimo ha detto...

Annina la tua amica ha frequentato le lezioni durante l'anno scolastico?

annina ha detto...

certo..al liceo classico!!

Anonimo ha detto...

allora sarà in grado di cavarsela egregiamente Annina, non ti crucciar!

annina ha detto...

so bene che può cavarsela!ma è per darle un aiuto in più dato che mi ha chiesto degli approfondimenti!

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