mercoledì 13 luglio 2011

Legge sulle Dat approvata alla Camera, ritorno al Senato e poi... si brinda?

Aspettiamo a brindare. Anche perchè non so se ci sia da brindare. Avvenire esulta, ed io sono molto sensibile a quello che dice Avvenire e lo sapete bene. La Cei esulta. Altri vescovi no. Altri amici no. Quanti dubbi. Ho seguito tutto il dibattito alla Camera. Mi sono piaciuti molto Di Virgilio, Binetti, Buttiglione, Santolini. Insopportabili come sempre i radicali a cominciare dalla Bernardini e dai suoi sondaggi inesistenti e svolti solo nella redazione di Radio Radicale per passare dai due Turco maschio e femmina,
scivolare via dalla Coscioni che non mi ricordavo neanche fosse deputata per rincorrere i soliti cattolici alla Castagnetti che si astengono. Mah.... e dico solo mah perchè mi sono appena confessato. Sono stati messi dei paletti o questi paletti favoriranno lo smantellamento della legge grazie ai ricorsi, come è già avvenuto per la Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e come ha annunciato la stessa Bernardini mostrandosi sicura di questo fatto? Quando ho questi dubbi cerco i fatti.
Ed i fatti sono quelli raccontati sempre da Avvenire oggi e che anche io riporto in un altro post e queste parole conclusive del dott. Battistin, direttore dell' Irccs veneziano e della clinica neurologica padovana con alle spalle tre lustri nel campo della rianimazione. Alla domanda su cosa ne pensasse della legge sulle Dat appena approvata alla Camera ecco la sua, e quindi mia , risposta:
"Per 15 anni sono stato chiamato d’urgenza dai rianimatori che mi chiedevano se 'staccare' la spi­na, e spesso in serenità con i fa­miliari ho preso decisioni contro l’accanimento terapeutico, do­vendo dire «fermiamoci qui». Detto questo, la mia 'mission' di medico mi fa da sempre di­fendere la vita, e decenni di e­sperienza mi dicono che il 'triangolo' paziente, medico, famiglia è il fondamento neces­sario e sufficiente per non ca­dere né nell’abbandono né nel­l’accanimento terapeutico. In­somma, non sarebbe necessa­ria una legge, se l’Italia non fos­se il Paese delle aberrazioni, do­ve dei magistrati possono dire che alimentazione e idratazio­ne sono farmaci e sentenziare per la morte di un disabile. "
Col direttore di Avvenire dico: "La civiltà delle norme approvate, il limpido e umanissimo favor vi­tae
e l’altrettanto limpido rifiuto di ogni inuti­le accanimento terapeutico, è però di una ta­le evidenza ed eloquenza che chi ha sbraitato, e ancora sbraita, contro la legge dovrà farsene una ragione."
Non ci saranno più omicidi di Tribunale (non di Stato) come nel caso di Eluana Englaro? Altro non so dirvi ora. Mi attengo ai fatti ed all'esperienza e saggezza di chi ne sa più di me e ci guida e ci illumina e ci consiglia. Viva la vita sempre e comunque.

3 commenti:

infinitoquotidiano ha detto...

Per quel poco che ho seguito (e capito) temo ci sia poco da brindare. In Italia è un'apparenza e un'illusione che a fare le leggi sia il Parlamento. Tanto poi a smantellarle ci pensano i giudici. La sicurezza della Bernardini è eloquente.

Giorgio Gibertini Jolly ha detto...

Di fatti ho messo un punto di domanda....

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Io sono un credente;ma sulle leggi sono molto laico.Ognuno deve stabilire la propria vita ed esistenza.Rispettare le volontà del prossimo è anche un dovere per i credenti;anche se si va contro la propria etica morale

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