venerdì 20 novembre 2015

Come parlare di terza guerra mondiale e di Isis ai figli: “Non avrete mai il mio odio” - Qelsi

Antonio Leiris è un giovane giornalista francese che ha perso la moglie, Helene, negli attentati di Parigi. Ha un figlio di 17 mesi, Melvil. Su Facebook ha scrittouna breve lettera ai terroristi che dice così:
‘Mio figlio mi guarda, sono obbligato a non odiare. Avete ucciso l’amore della mia vita, ma non avrete mai il mio odio. Continuerò a vivere la mia vita, ad amare la musica, ad uscire. Non voglio che mio figlio cresca nell’odio, nella paura, nel risentimento’.
Ti auguro tanti buongiorgio, Antonio, da qui all’eternità ma soprattutto, come dite voi: “chapeau”! Vorrei essere come te… in queste serate quando prima di addormentarci i nostri figli (10, 8 e 5 anni) continuano a chiederci se è vero che siamo nella terza guerra mondiale e che cosa possiamo fare contro l’ISIS.
Nonostante io e mia moglie guardiamo poco il telegiornale e mai in presenza loro, i bambini sanno tutto, ne hanno parlato prima coi compagnetti a scuola poi con la maestra che ha cercato di rispondere alle loro mille domande, angosce, false informazioni.
Ho spiegato loro che questa è una guerra diversa, che non si fronteggiano due eserciti con divise ma ben identificabili e che qui ci sono dei terroristi delinquenti che agiscono nell’ombra e colpiscono alle spalle però noi dobbiamo continuare a vivere sereni, aumentando i nostri piccoli accorgimenti di sicurezza, intensificando le preghiere poi alla nostra salvaguardia ci sono tante persone preposte come le forze di polizia e l’esercito.
Ho detto loro che la Pace è un dono grande che va coltivato anzitutto nei nostri cuori, che non bisogna litigare col fratello, col vicino di condominio, con il figlio del pizzaiolo egiziano: la Pace inizia dai piccoli gesti quotidiani.
Abbiamo parlato del fatto che nella Storia ci sono state sempre le guerre è cambiato solo il modo di farlo: prima c’era etica anche in quelle, ora solo vigliaccheria, da una parte e dall’altra.
Ma noi dobbiamo, e possiamo, solo andare avanti.
Certo, poi ogni mattina, come oggi, li vedo tutte e tre camminare con la mamma verso la loro scuola paritaria cattolica e, sapendo che ho tutta la famiglia lì dentro, ho sempre paura del peggio e ogni chilometro che mi allontano da Roma per lavoro, è una piccola stazione della mia personale Via Crucis.
@giorjolly per Qelsi 

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