giovedì 1 settembre 2016

Su che canale è la guerra?

“Vado a letto presto io” ci comunica  quella ragazza venuta da lontano “perché voglio svegliarmi per vedere la guerra”
“Hai ragione è vero che è stanotte – ribatte l’amica di studi – a che ora?”
“Mah ,hanno detto verso le due”
“E su che canale?”
“Penso sul cinque o sull’uno… secondo me su tutti”
Ascolto allibito questa conversazione delle due amiche che ho conosciuto questa sera in questa cena improvvisata posto convegno. Hanno circa la mia età, sfiorano leggiadre i 30 anni, alcune studiano ancora mentre altre già lavorano.
La prima sembra convinta: a letto presto rinunciando a Zelig Circus per poter essere sveglia per le due di mattina e non perdersi i primi spari: d’altra parte a qualcosa bisogna rinunciare.
Rientro a casa in tarda serata e già Emilio Fede ha iniziato una lunga diretta: non oso guardare gli altri canali per non vedermi il medesimo spettacolo orripilante di un giornalismo avvoltoio.
Buona notte.

Ti sveglio il 20 marzo 2003 ed al bar la gentile padrona già commenta i primi spari. E’ iniziata la guerra. Sì, siamo in guerra.
“Un cappuccio e cornetto”
“Al cioccolato il cornetto?”
“Con la nutella è meglio”
Eccoci in guerra.
Cosa vuol dire la guerra oggi?
Prendo la moto e mi reco al lavoro e sotto l’ufficio è spuntato un “imprenditore della pace” che ha improvvisato una bancarella dove vende tutto quello che è colorabile con l’arcobaleno: ora le bandiere costano anche 10 euro…. Sai, con la guerra i prezzi salgono.
Vado alla stazione Termini e qualche “pacifista” blocca i binari ed allora cosa speri in questa guerra? Di non dover prendere quel treno e di non trovare, in tutti i viaggi che fai, una manifestazione che rallenti il tuo lavoro perché tanto che cosa cambia se ti bloccano il tuo eurostar per Milano? Cambia che io, e gli altri, arriviamo in ritardo e magari ci incavoliamo anche coi pacifisti
Speri anche che l’aereo che prenderai domani non incocci contro un esaltato top gun americano perché sai che alla tua famiglia giungerà un solo biglietto con scritto “sorry”.
In questa guerra speri anche il mal di testa sia solo dovuto al freddo che si alterna imprevedibilmente al caldo e non a qualche virus spedito da chissà chi.
Speri anche di dimenticarti le chiavi dell’ufficio e di arrivare tardi in sede, domani, perché una bomba può far saltare tutto e magari potranno chiamarti “sopravvissuto”, potrai parlare in tv, registrarti ai telegiornali e ringraziare, ogni tanto, la tua sbadataggine.
In questa guerra speri tante cose perché tanto non l’hai capita ma non puoi farci niente perché l’hanno decisa altri e te l’hanno imposta ma ti hanno insegnato che le colpe stanno dovunque.
E poi speri che sia solo un telefilm quello che è iniziato ieri notte alle due perché alzarsi sempre così presto è fastidioso, il giorno dopo si deve lavorare, ed è come quando i mondiali di calcio li fanno in quei paesi asiatici che non vedi neanche una partita.
Ma perché non bombardano in pieno giorno?
Intanto la mia collega inizia ora lo sciopero contro la guerra.
Il mio datore di lavoro si chiama sig. Guerra ma non capisco come mai bisogna scioperargli contro.


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